Persone al centro, in TV come in Fiera: abbiamo il dovere di offrire
una proposta culturalmente valida e, soprattutto, che sia in qualche modo certificata

Vincenzo Morgante – Direttore TV2000

“Come operatori dell’informazione abbiamo il dovere di offrire una proposta culturalmente valida e, soprattutto, che sia in qualche modo certificata”: dalle parole con cui Vincenzo Morgantedirettore dal 2018 di TV2000, l’emittente televisiva della Conferenza Episcopale Italiana – ci offre il suo punto di vista sull’attuale sistema mediatico, emerge in maniera chiara quanto sia importante l’assunzione di responsabilità da parte di chi fa informazione e mettere le persone al centro del proprio lavoro.

Questo non soltanto per l’impatto sociale e culturale delle notizie, spiega Morgante, ma anche per una questione di vantaggio competitivo, soprattutto se si allarga la prospettiva e si mette a confronto la televisione con gli altri canali che alimentano la nostra dieta mediatica, come i social media: “se parliamo in generale dello strumento televisivo come luogo di crescita culturale e di intrattenimento, allora non vedo una reale competizione: le persone continuano a guardare la televisione e i suoi prodotti, ce lo dicono gli ascolti.
Se invece parliamo di informazione giornalistica – continua Morgante – allora il tema si pone fortemente, perché il fattore tempo è determinante: è una competizione dove la televisione può “vincere” solo sul versante della qualità“.

Come si ‘gioca’ questa competizione crossmediale?

Guadagnando la fiducia del pubblico nel corso del tempo, cadendo, rialzandosi e dimostrando di rappresentare una fonte e uno strumento affidabile. Questo anche perché, come vediamo tutti i giorni, il tema fake news è sempre attuale nel mare magnum dei social: esiste certamente una questione di “potabilità” delle informazioni, che non sempre è garantita”.

Qual è, se esiste, la ricetta per un palinsesto televisivo che risponda a questo tipo di qualità?

“Ovviamente va valutato il proprio target. TV2000 ad esempio è una tv generalista con una sua identità dichiarata che si sforza di offrire un palinsesto di servizio pubblico, che è determinato dai contenuti che scegli di offrire, dall’autorevolezza e dalla capacità di parlare a tutti. Anche per questo impegno, stiamo vedendo una nicchia di pubblico più giovane che, affiancandosi al nostro classico target, sta crescendo e che segue la nostra programmazione”.

Spesso una fetta rilevante del minutaggio televisivo è dedicata alla cronaca e alle cosiddette “bad news”: la domanda del pubblico di questi contenuti è alta? Da addetto ai lavori, che trend percepisce?

“Leggo i numeri e cerco di ascoltare e confrontarmi con il mio pubblico. Credo siano sempre più le persone che tendono a cercare altro: dobbiamo certo farci guidare dalla realtà, che però non è fatta solo di ombre e sangue. Le cattive notizie ci sono e vanno date, ma con criterio e professionalità.
Il tema è: vanno fatti ascolti a ogni costo e per farlo siamo pronti a tutto? La sfida credo sia riuscire a farli con la qualità e i connotati professionali di cui parlavo prima, ma anche con l’onestà. Serve una televisione che metta le persone al centro e che le guardi oltre lo share, che ne abbia rispetto: questo è quello che noi cerchiamo di fare, cercando di non assecondare la voglia di “intrigo”, di “sangue” ma immaginando un pubblico sempre più numeroso che gradisce altro. È a loro che noi cerchiamo di parlare”.

Le persone al centro, dunque, nei ragionamenti dei media: pensa valga lo stesso discorso per un “media fisico” come la Fiera di Rimini?

“È così. Guardando questo spazio, mi viene da apprezzare l’intelligenza imprenditoriale di chi lo gestisce. Fiere come il Meeting permettono a queste mura di assorbire cultura, e non è un modo di dire: rendi viva una struttura. Credo che negli occhi e nella mente delle migliaia di persone che sono qui in questi giorni resteranno non solo gli argomenti, ma anche l’idea di uno spazio a dimensione d’uomo in cui si incontrano idee e nascono nuove relazioni. Anche qui in Fiera la centralità delle persone è evidente, perché è tramite loro che si raggiungono gli obiettivi d’impresa”.