Il prof. Ugo Pancani durante una delle classi sull'orologeria contemporanea che ha tenuto a VO'Clock Privé, il nuovo evento di Italian Exhibition Group dedicato ai segnatempo di Vicenzaoro (marzo 2022).

Ambasciatore dell’alta orologeria, il professor Ugo Pancani racconta tutto il fascino dei segnatempo, creazioni d’ingegno senza tempo. Lo abbiamo intervistato a Vicenzaoro, dove ama incontrare gli appassionati delle lancette di oggi e di ieri. Con Italian Exhibition Group sin dalla prima edizione di VO Vintage, e ora anche in occasione di VO’Clock Privé, il formatore della prestigiosa Fondation Haute Horlogerie di Ginevra tiene in fiera a Vicenza sessioni tecniche e talk da tutto esaurito e non si risparmia di fronte alle domande dei watchlover più esperti come di quelli alle prime armi.

Professor Pancani, lei è un’istituzione nel mondo dell’orologeria. Possiamo dire che la sua vita è scandita dal ticchettìo di un orologio.

Sicuramente è così. Mi sono appassionato fin dalle scuole superiori, ho scelto la specializzazione in orologeria meccanica all’Istituto Leonardo da Vinci di Firenze, unico riconosciuto all’epoca. Poi gli studi in Svizzera e anni di gavetta fino ad entrare come docente nella stessa scuola fiorentina che avevo frequentato. È stata una combinazione, sono sempre stato affascinato dai meccanismi di dimensioni ridotte. Nell’orologeria vedere componenti inermi che, una volta messi insieme, in autonomia cominciano a muoversi è un fascino particolarissimo che conquista tutti.

L’orologio. Un tentativo di controllare il tempo da parte dell’uomo?

Più che controllare, è un tentativo di gestire il tempo, per esempio il tempo della natura per poterla meglio curare. È una delle prime esigenze nella storia dell’uomo, come fissare un appuntamento, stabilire certi lavori da fare in armonia con gli altri. Ecco, mi piace pensare all’orologio come uno strumento che unisce, stabilisce delle certezze e così crea armonia, contrariamente all’incertezza che comporta invece disagio e conflittualità.

Il fascino della complicazione? È un esercizio di stile, una sfida con la tecnologia, con le proprie abilità?

In qualsiasi settore la complicazione è un problema, per noi invece è un valore aggiunto. Il termine stesso rispetta la filosofia dell’esser orologiaio: di fronte a una complicazione, una difficoltà, c’è la spinta a volerla superare, mai ad evitarla. Lo riscontro spesso durante le mie visite alle manifatture, nei maestri orologiai anziani che sono lì da anni, sereni e felici. Per loro la vita è quel meccanismo, la sfida quotidiana per superare il problema. E la grande soddisfazione una volta risolta.

La figura del maestro orologiaio evoca un personaggio d’altri tempi. Come si è evoluta questa figura?

Per lungo tempo l’orologiaio è stato ai margini della società, nonostante sia stato protagonista di grandi invenzioni. Era l’ingegnere del 1400-1500 e la sua figura si sovrapponeva a quella del fabbro che costruiva l’orologio da torre. In seguito si è raffinato nel costruire meccanismi sempre più piccoli per il mondo dell’orologeria. Il Brunelleschi, che tutti conosciamo per la cupola del Duomo di Firenze, è stato un famoso orologiaio. Manetti, nella sua biografia, racconta che come ragazzo di bottega costruiva “orologi e destatoi”, cioè sveglie a molla, inizialmente utilizzata come fonte di energia. Lo scrittore commenta che è grazie a questa esperienza che ha saputo costruire le macchine necessarie ad alzare e spostare i pesi per la costruzione della cupola. L’unico suo orologio ancora esistente è conservato a Scarperia, nel Mugello.

Il Maestro orologiaio Sante Castignani, all’opera durante VO’Clock Privé (marzo 2022)

Ad appuntamenti come VO’Clock, il salotto dei segnatempo contemporanei di Vicenzaoro, incontra tanti appassionati, ma anche molti professionisti: prof. Pancani, secondo lei l’orologeria è un mondo per tutti o ci vogliono doti e competenze particolari?

Come insegnante ho fatto esperienze trasversali che mi hanno portato a tenere conferenze in carcere, così come a frequentare ambienti di altissimo livello. Ma la passione è trasversale e l’arte orologiera è parte integrante dell’evoluzione dell’uomo. Pensi che è grazie a Dante che abbiamo stabilito quando è nato l’orologio meccanico: nella Divina Commedia usò l’arte dell’orologeria per paragonare il movimento misterioso delle anime del Paradiso a “ruote d’orioli”. Prima di allora il termine “oriolo” poteva identificare una clessidra, una meridiana, ma associato alla ruota, allora ecco che si tratta dell’orologio meccanico. E l’Italia è sicuramente stato uno dei paesi centrali in questa rivoluzione tecnologica collegata agli “svegliarini monastici” e alle esigenze dell’”ora et labora” della regola benedettina che alternava le ore di lavoro a quelle di preghiera.

È un mondo per tutti ma di donne se ne vedono poche…

È vero, è ancora un po’ maschilista. Un test che ho effettuato tempo fa in ambito didattico all’interno di un negozio ha evidenziato come i clienti si rivolgessero alla figura maschile per avere informazioni sugli orologi, e alla figura femminile per i gioielli. Ma ormai le donne sono molto presenti nelle manifatture, sia come CEO che in produzione, grazie a una maggiore sensibilità manuale.

Il Prof. Ugo Pancani, relatore di VO Vintage, l’evento di IEG dedicato all’orologeria vintage

Professor Pancani, lei ormai è un habitué di Vicenzaoro; che importanza hanno incontri dedicati all’orologeria come VO’Clock e VO Vintage?

A Vicenzaoro si incontrano persone di tutti i livelli e devo dire che trovo sempre tantissimo entusiasmo. I corsi sono frequentati da persone estremamente preparate e appassionate. Oggi è facile trovare informazioni, non solo leggendo notizie autorevoli ogni giorno, ma anche sfruttando le risorse online che rendono disponibili molte risposte in tempo reale. Io raccomando sempre di scegliere i giusti canali, e gli eventi come VO’Clock e VO Vintage sono ottime occasioni per creare relazioni e accedere a competenze e formazione di spessore.

Vintage o orologeria contemporanea: cosa vince per lei, cosa la appassiona di più?

Il vintage è alla base dell’orologeria moderna ed è sicuramente fondamentale anche per il futuro. Negli ultimi anni le collezioni hanno rivisitato modelli iconici delle principali marche. Non a caso in periodi di crisi complessi come quelli che stiamo vivendo si torna alle origini per capire qual è il nostro DNA.

Un iconico modello Vintage esposto ad un’edizione passata di VO Vintage, evento di IEG per i segnatempo d’antan

Per il prof. Pancani qual è la prossima sfida dell’orologeria?

Ritengo che ce ne siano due in particolare: costruire orologi rispettosi dell’ambiente ed etici lungo la filiera, nel rispetto di tutti gli attori, a qualsiasi livello, anche nella produzione delle materie prime. Tante grandi manifatture sono ormai a impatto zero e sviluppano materiali riciclabili e alternativi, che consentano una manutenzione più diluita nel tempo.

Lasciamoci con una suggestione, se il prof. Pancani fosse un orologio, che tipo di segnatempo sarebbe?

Io sarei un orologio semplicissimo: un quadrante con due lancette a carica manuale, per avere un contatto diretto e quotidiano, una relazione fisica con l’oggetto del cuore. Per me l’essenziale è il fascino assoluto. E sarebbe costruito per durare, per essere indossato da mio padre, da me, da mio figlio, secondo i criteri che sono patrimonio dell’alta orologeria, creata per andare oltre il nostro tempo.