L'illustratore Francesco Poroli ad Abilmente Primavera 2022, in fiera a Vicenza

Ad Abilmente, il salone di Italian Exhibition Group che chiama a raccolta le community creative italiane, trovano spazio tutti i mondi della creatività. L’illustrazione è uno di questi. Ne abbiamo parlato con Francesco Poroli ad Abilmente Primavera 2022, che si è tenuta in fiera a Vicenza (30 marzo – 3 aprile 2022, l’abbiamo raccontata qui). La celebre firma di riviste come Wired, The New York Times, Il Sole 24 Ore e Repubblica, ospite della piattaforma di formazione Domestika, tornerà in città anche a giugno in occasione della quarta edizione di “Illustri”, il festival diffuso e biennale dedicato proprio a questa arte (presentato qui).

Francesco Poroli ad Abilmente. Ormai il tuo con Vicenza è un legame consolidato.

Esatto. Nel 2013 sono stato tra gli 11 autori della scena dell’illustrazione italiana selezionati per “Illustri”, la mostra nata da un’intuizione di Ale Giorgini, che ha portato quest’arte in Basilica Palladiana. Un’esperienza che ha avuto subito un grande successo e si è trasformata in un festival biennale. La quarta edizione di “Illustri Festival” sarà a Vicenza dal 18 giugno al 17 luglio, e porterà numerose iniziative in varie location. Metteremo insieme una mostra dedicata a un ospite internazionale, una vetrina per talenti emergenti, un’antologica dedicata a nomi storici della generazione precedente. Inoltre nei weekend organizzeremo diverse incursioni tematiche in città con iniziative aperte anche al pubblico: dalla mostra mercato al disegno en plain air, dai laboratori per bambini all’illustrazione animata.

L’ultima edizione di “Illustri Festival” organizzata nella Basilica Palladiana di Vicenza nel 2019

Ad Abilmente Francesco Poroli è arrivato come ambassador di Domestika. Com’è stata l’esperienza con la community di e-learning per menti creative che conta oltre 8 milioni di utenti nel mondo?

A novembre 2021 abbiamo registrato in video il primo corso che è uscito per Natale. È stata la mia prima esperienza come formatore online e per me è stata particolare. Io insegno anche allo IED a Milano, in NABA e in altre scuole e quello che mi interessa di più è lo scambio: mi piace soprattutto ciò che gli studenti mi restituiscono. Ritrovo in questo la filosofia di Abilmente. Con l’online all’inizio delle riprese ci si deve abituare all’idea che dietro la macchina da presa ci sia il pubblico e che il riscontro arriverà dopo, perché le persone che interagiranno con i tuoi contenuti sono reali.

È anche la prima volta di Francesco Poroli ad Abilmente.

Il mondo di “Illustri” e quello di Abilmente non sono sovrapponibili ma hanno parecchi punti di contatto, così come quello di Domestika. Sicuramente c’è una comunione di intenti. Il terreno comune è la creatività, una parola che, anche se abusata, ha senso. I modi per esprimerla ed esprimersi sono infiniti. Tutti lo facciamo, in un modo o nell’altro, anche chi fa lavori tradizionalmente considerati non “creativi”: un commercialista, per fare un esempio, ha un suo talento, una sua creatività. Da bambini, finchè qualcuno non arriva a dirci che non siamo capaci, siamo tutti illustratori. È un momento della vita in cui quella roba lì è talmente pura che ce l’abbiamo tutti.

E allora la creatività è innata, si acquisisce, si allena?

Ritengo che in parte sia innata, e la chiamerei talento. Ognuno ha talenti diversi e la vera fortuna è scoprire qual è il tuo. Una volta che lo scopri il resto è lavoro, allenamento. Riuscire a tenere in allenamento la creatività fa la differenza.

Tu Francesco come ti alleni?

Sono un vergognoso privilegiato, pagato per fare “disegnini”! Ho la fortuna di potermi allenare lavorando. Il bello di fare il freelance è che ogni giorno arriva la mail di un cliente nuovo che ti mette sul tavolo cose che mai avresti immaginato. Ti alleni tenendo a testa aperta a tanti tipi di creatività, agli stimoli, a esperienze diverse come leggere un buon libro, bere un buon vino. Devi allenarti a recepirle in modo che ti tornino utili quando hai bisogno di un’idea particolare.

Una copertina del magazine Millionaire illustrata da Francesco Poroli nel 2021 (foto di FrancescoPoroli@francescoporoli)

Il brief, amico o nemico del tuo lavoro?

Un super amico, assolutamente! Il brief in sé è una creatura mitologica che può avere mille forme, dipende sempre da chi hai dall’altra parte. Ma se non ci fossero i committenti, i clienti, i brief io non sarei la persona fortunata che sono. Direi che i migliori amici dell’illustratore sono il brief e le deadline che governano il tuo tempo e ti costringono a stabilire che un lavoro è finito e ad appoggiare la matita. Sennò tu andresti avanti per sempre!

Com’è lavorare coi grandi quotidiani?

Veloce! Può capitare che apri e chiudi un intero progetto in 5 ore, da quando ti chiama l’art director a quando non lo senti più. Attorno alle 10.30/11 arriva il brief, di solito con alcune parole chiave, mai un articolo completo. Nel giro di 1 ora, massimo 1.30 devi presentare 2 o 3 proposte e non è mai buona la prima, ne chiedono un’altra o mescolano quelle che hai preparato. Entro le 16.30 consegni i file chiusi. Decisamente è molto stimolante, soprattutto se, come me, lavori bene sotto scadenza. Quando disegni per te stesso è diverso, ma se lavori per dei clienti più paletti hai e meglio è. L’illustratore va più in crisi con il foglio bianco, uno degli altri amici/nemici di chi fa questo mestiere!

La project room con lo sviluppo del francobollo illustrato da Poroli per i 160 anni di Campari (Foto di FrancescoPoroli@francescoporoli)

C’è qualche progetto che ti ha stimolato particolarmente?

Ne racconto due che ho amato tra i miei progetti più recenti. Nel 2020 ho illustrato il francobollo ufficiale dei 160 anni di Campari, prodotto da Poste Italiane. Al netto del lavoro in sé, è un progetto per me straordinario per la storia artistica che porta con sé il brand. L’idea di una lista di artisti che inizia con il nome di Depero, passa tra gli altri per Cappiello, Dudovich, Munari, Fellini, e poi finisce con Francesco Poroli, anche se scritto in piccolo, è da battersi la pacca sulla spalla.

Nel 2021 invece un altro progetto nato per caso e chiuso in 5 giorni che, da milanese quale sono, mi ha riempito di orgoglio. Ho illustrato la parte alta del fascione della Torre Velasca, in rifacimento, con una grafica di oltre 2000 mq, per augurare buon Natale alla città. Quando è stata montata ammetto che passare da lì e vederla illuminata, nel buio di Milano, è stato incredibile.

Dobbiamo immaginare l’illustratore con foglio e penna o davanti a uno schermo?

Cambia poco, sono solo mezzi. Conosco tantissimi illustratori che usano infiniti modi per creare. Io uso solo il mouse e le combinazioni dei tasti sul computer. La differenza la fanno le buone idee e la cultura visiva di chi li usa. Ci sono persone infinitamente più brave di me col computer, o che disegnano in maniera indescrivibile, ma non fanno gli illustratori. Per fare l’illustratore è più importante essere intelligenti che bravi a disegnare.

Quali punti di contatto ci sono con l’infografica?

Veniamo da anni in cui qualunque cosa è un’infografica. Ma senza dati si tratta di illustrazione. L’approccio è totalmente diverso, da grafico, perché al centro c’è la gestione e la visualizzazione del dato che è un’arte a parte. L’illustrazione ha molte meno regole, si permette il lusso di creare mondi che con l’infografica è più difficile creare.

Un progetto futuro a cui ti piacerebbe lavorare?

Mi piace lasciarmi sorprendere dalle cose che succedono e da come succedono. Spesso arrivano per giri strani e ridicoli. Ma se devo dirne una, forse, come tutti gli illustratori del mondo, è la copertina del New Yorker.