Fabio Fava, presidente del Comitato Tecnico Scientifico di Ecomondo

Oltre la metà dell’ossigeno che respiriamo proviene dagli oceani. Prendete una cartina con la “proiezione di Spilhaus” ed è forse più semplice rendersi conto della loro centralità per la vita del pianeta che chiamiamo, sì, Terra, ma la cui superficie per oltre il 70% è coperta d’acqua. Nella mappa disegnata dall’oceanografo sudafricano nel 1942, l’Antartide è al centro, i “sette mari” chiusi dalla linea di costa dei continenti sono visti a colpo d’occhio come un’unica enorme massa blu. È ora di prenderci cura della biodiversità marina, lo strumento c’è. Il 2023 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui si è iniziato davvero a prendersi cura degli oceani, grazie all’accordo raggiunto il 4 marzo scorso alle Nazioni Unite per la creazione di aree marine protette nell’Alto mare, cioè le acque internazionali a 200 miglia dalla costa. Ecomondo, la manifestazione di Italian Exhibition Group, che aprirà la sua 26ª edizione a Rimini dal 7 al 10 novembre prossimi, vede sempre più blu nella green economy.

Professor Fabio Fava, presidente del Comitato tecnico scientifico di Ecomondo, per ridurre la CO2 nell’atmosfera, lei ci ha invitati qualche tempo fa a guardare a terra. Ripristinare la biodiversità e gli ecosistemi terrestri agroforestali significa ridurre gli effetti dell’inquinamento da gas climalteranti. Quest’anno, i temi portanti di Ecomondo suggeriscono di aggiungere molta acqua a questa ricetta.

«Più della metà dell’ossigeno è prodotto dall’idrosfera, ossia l’insieme degli oceani, dei mari e delle acque interne. Ci sono altri numeri che dobbiamo tenere in considerazione. In questa grande porzione blu del nostro pianeta si trova l’80 per cento della biodiversità che conosciamo oggi, anche se conosciamo solo 230 mila specie della vita marina. Parliamo dell’11 per cento circa, secondo una stima del World Register of Marine Species. L’idrosfera trattiene il 25 per cento delle emissioni di anidride carbonica. Non solo. Riduce, per dissipazione, il 90 per cento del calore che produciamo con le nostre attività sulle terre emerse».

Dall’idrosfera ricaviamo molto di quel che serve per il nostro sostentamento, a partire dal cibo. Alla cura del suolo, quindi, dobbiamo aggiungere in una visione complessiva la blue economy.

«L’idrosfera produce cibo di primo valore nutrizionale, detiene i materiali critici rari come rame, manganese e cobalto, e poi le fonti di energia, gas e idrocarburi ma anche rinnovabili. Sui mari transitano navi mercantili e passeggeri. Nel solo Mediterraneo ci sono 450 porti/terminali, che consentono di ospitare il 30% del trasporto marittimo globale e metà della flotta da pesca europea. Ancora, il turismo: sulle coste del Mediterraneo arrivano 150 milioni di persone durante l’estate richiamati anche dai 400 siti UNESCO e 265 aree protette della macroregione. Ebbene, in Europa tutto questo che chiamiamo blue economy vale 650 mld di fatturato annuale e 4,5 mln posti di lavoro. In Italia: 50 mld di fatturato all’anno e 900 mila posti di lavoro. Perciò, sì è un tema cui dobbiamo prestare molta attenzione. Estendiamo l’idea di guardare verso in basso, al suolo, e integriamo l’attenzione all’idrosfera e alla sua economia e potenzialità rigenerative con le attività a terra. Ecomondo 2023 connetterà il blu alla terra».

Come?

«Partiamo dalla fine. L’informazione senza engagement non basta. Le istituzioni ma anche i Referenti della ricerca e dell’innovazione, penso anzitutto a quelle europee, devono informare i cittadini sui rischi ambientali, sulle ragioni che spingono a fissare obiettivi molto ambiziosi in termini di protezione e rigenerazione ambientali e sull’innovazione in arrivo. Ma poi deve arrivare il momento del coinvolgimento e della partecipazione alla messa a punto delle policy e dell’innovazione. Soprattutto i più giovani. Abbiamo una forte presenza dell’Europa a Ecomondo, che va visto anche come uno sportello di opportunità per le imprese che vogliono giocare un ruolo sempre più importante nell’economia circolare e, in questo caso, nella blue and green circular economy. A novembre avremo una decina di eventi, realizzati dal Comitato tecnico scientifico in collaborazione con agenzie nazionali come ISPRA ed ENEA, le autorità di bacino, associazioni industriali nazionali ed europee e la commissione EU (DG Mare, DG RTD, DG JRC). Incroceremo temi di policy e più tecnologici e dell’innovazione. Dalle azioni europee della Mission “Restore our Ocean and wasters by 2030” per preservare la biodiversità, la salute e dunque la produttività nei mari entro il 2030 alle tecnologie di desalinizzazione. Oltre a fare il punto sull’uso sapiente degli spazi marittimi, la circolarità dell’industria marittima del Mediterraneo e i progetti di raccolta e riciclo delle microplastiche in mare, come Maelstrom o BlueMed».

A proposito di engagement, come si lega un progetto europeo con l’impegno per tutelare la biodiversità?  

«Prendiamo per esempio il progetto EUSAIR, che ha fatto tappa a Rimini il 7 luglio scorso. Si tratta di una iniziativa macroregionale che copre l’Adriatico e lo Ionio, con nove Paesi coinvolti. Tra questi anche la Serbia, per esempio, che pure non ha coste. A volte pensiamo alle attività dell’Unione europea come verticali, ma nelle iniziative come EUSAIR o WestMed, è la condivisione orizzontale tra amministrazioni locali delle best practices a fare davvero la differenza. In più, teniamo presente che questi progetti muovono aree geografiche dove spesso sono coinvolti anche paesi extra Ue. Citavo prima la Serbia, ma penso anche all’Albania, la Bosnia Erzegovina. Abbiamo bisogno di uniformità nelle prassi e quindi nelle scelte, e di entrare in profondità nei territori, per co-disegnare le azioni. Questo linguaggio comune, ne sono convinto, crea l’engagement. Quando vediamo i risultati di progetti iniziati anni prima e capiamo che la condivisione è la via migliore per il green. Poi, certo, queste visioni e best practices e i loro risultati vanno raccontati. Ecomondo è certamente una straordinaria piattaforma di comunicazione per raggiungere questo obiettivo».