Michelangelo Dell'Edera in fiera a Rimini

“La nostra missione era quella di riuscire a costruire una grande squadra e ci siamo riusciti. L’abbiamo fatto con un processo formativo che ha messo nelle condizioni ideali i nostri giocatori, strutturando un ambiente virtuoso attorno a loro. Nella Coppa Davis, senza squadra, non si vince”


Parola di Michelangelo Dell’Edera, team manager della gloriosa Squadra italiana di Coppa Davis capitanata da Filippo Volandri capace di riconquistare nel 2023 il titolo mondiale più prestigioso del tennis maschile per nazionali dopo lo storico successo del 1976.

Proprio la Coppa Davis è stata una delle attrazioni più esclusive e apprezzate dalle migliaia di visitatori di RiminiWellness 2024. Il trofeo, tra le tappe del lungo tour itinerante che ha attraversato tutta la Penisola, è giunto in esposizione alla fiera di Rimini scatenando le emozioni più sognanti del grande popolo di sportivi, appassionati e professionisti del fitness e del benessere accorsi alla quattro giorni firmata Italian Exhibition Group.

Intervenuto alla cerimonia di apertura della manifestazione, Michelangelo Dell’Edera ha ripercorso la cavalcata trionfale fin dalle fasi iniziali, con accenno particolare a quell’inizio in salita nella fase ai gironi a Bologna culminato poi nel successo che ha portato gli azzurri a giocarsi il trofeo a Malaga.

“Si può dire che la Coppa Davis l’abbiamo conquistata qui in Emilia Romagna. Dopo la sconfitta al debutto per 3-0 contro il Canada il tifo incredibile di questa Regione è stato la spinta che ci serviva per viaggiare uniti verso il traguardo. Abbiamo messo assieme tutte le nostre competenze ed emozioni, ci siamo fatti forza uno con l’altro creando una bolla meravigliosa anche con chi a Bologna non c’era: da Sinner, che ci chiamava sempre, a Berrettini, che ci ha sostenuto senza sosta”.

Poi la svolta con le vittorie contro il Cile e la Svezia, che ci hanno permesso di proiettarci alla Final 8 di Malaga, conclusasi con il trionfo contro la Serbia: Sinner contro Djokovic, con l’altoatesino unitosi alla squadra dopo le Atp Finals di Torino perse proprio contro la leggenda serba.


L’esposizione della Coppa Davis nella Hall Sude della fiera a Rimini in occasione di RiminiWellness 2024

“Ogni qualvolta rivedo la partita di Sinner con Djokovic, con quest’ultimo in vantaggio di due set, ho paura di continuare a sognare, ma dopo 47 è una splendida realtà. Scusate il ritardo, sono stati anni lunghissimi, ma ne è valsa la pena attendere questa emozione”


E c’è un aneddoto che riguarda proprio Jannik Sinner, punta di diamante del tennis nazionale, nel frattempo divenuto il primo italiano capace di arrivare in vetta al ranking Atp.

“Siamo arrivati alla fase finale di Malaga senza Sinner che era impegnato a Torino. Quando siamo andati ad accoglierlo in aeroporto, Jannik ci ha confessato il suo desiderio di smaltire la tensione in un modo particolare: un giro sui go kart. Con il capitano Volandri si è deciso di non concedergli subito questa possibilità per paura di un infortunio, ma il giorno dopo la finale contro la Serbia siamo andati tutti quanti in pista. È stato un momento da ricordare e che è arrivato grazie alla forza che ci ha trasmesso tutto il popolo tennistico italiano”.

La testimonianza di quanto lo spirito di team sia risultato decisivo per un trionfo atteso per oltre quattro decenni.

“La squadra costituita alla Coppa Davis è stata qualcosa di eccezionale. Dallo staff medico, con i fisioterapisti e i preparatori, agli educatori alimentari, dai tecnici degli attrezzi agli allenatori, dal capitano Volandri ai giocatori, tutti hanno messo a disposizione i loro punti di forza e la loro professionalità per esprimere il concetto di squadra all’interno del campo. Ognuno ha percepito questo processo e questo ha fatto la differenza”.

È stata la vittoria di un tennis italiano che sta vivendo la sua età dell’oro.

“Oggi sono 4mila i circoli affiliati, 2mila le scuole tennis, 140mila i bambini iscritti, 13mila gli insegnanti, 6mila i dirigenti di una federazione multidisciplinare che lavora con ordine, metodo e con lo sguardo rivolto al futuro. Non solo nel tennis, ma in tutte le discipline che la FITP rappresenta come il padel, il beach tennis, dove siamo campioni del mondo sia con la selezione femminile che maschile, senza dimenticare il pickleball”.

Un approccio multidisciplinare che sembra essere proprio la chiave del successo.

“Multidisciplinarità è una delle parole magiche che ci hanno permesso di vincere, lo stesso approccio che ho trovato qui in fiera a RiminiWellness, determinante per arricchire l’intelligenza motoria”.

Ma quanto spazio c’è per inserire nella preparazione atletica di un professionista del tennis la pratica di nuove discipline?

“La preparazione fisica nel tennis è predominante rispetto alla parte campo e spesso si prende spunto da altre discipline sportive. Oggi i tennisti girano il mondo con un team di preparatori fisici e fisioterapisti che sono determinanti non solo per recuperare l’atleta in caso di infortunio, ma soprattutto per accrescere la mobilità articolare e la flessibilità delle articolazioni stesse. Un giocatore di tennis deve essere in primis un grande atleta e questa manifestazione si distingue per la varietà di proposte e novità utili ad arricchire sempre più di contenuti la preparazione fisica degli atleti”.