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Dietro le quinte di Smemoranda assieme al direttore Nico Colonna. Il longevo brand editoriale, che tra le sue pagine ha ospitato anche il grande Federico Fellini, fulcro di un network che sperimenta nuove forme di comunicazione, cultura, sostenibilità e solidarietà

di Elisabetta Paseggini

Il presidente di Gut Edizioni, Nico Colonna

Incontro Nico Colonna, papà della Smemoranda (con Gino&Michele), durante la presentazione della Smemo 2017 in un locale milanese, al termine della quale mi apre il suo cuore.

Nico, il suo nome è sinonimo di editoria di successo, il suo brand è noto ovunque e molto amato. Oggi è ancora possibile aprire un’azienda (perché la sua, dopo 39 edizioni di Smemo lo è di sicuro) e puntare in alto?
Smemoranda ha rivoluzionato il diario trasformandolo da semplice oggetto di consumo in progetto editoriale. Il brand, nei suoi quasi 40 anni di vita, ha svezzato a oggi sette generazioni di studenti: tutti lo amano, o lo hanno amato, e nessuno si dimentica la sua Smemo. Nonostante l’avvento di internet e degli smartphone il diario di carta resta un oggetto insostituibile: da toccare, da pasticciare, su cui attaccare ricordi e oggetti di ogni genere. Sì, alla luce di tutto questo si può fare: tentare di realizzare piccoli e grandi sogni (come abbiamo fatto noi). È bello e giusto”.

Lei ha sempre attribuito molta importanza al rapporto dell’impresa col territorio, al valore del made in Italy, questo mix di qualità può rappresentare la formula vincente per incrementare il business delle nostre imprese all’estero?
Il made in Italy ha un grande valore. Identifica non solo l’oggetto prodotto ma una cultura, una storia e dei valori condivisi. Non so se questo sia sufficiente per ottenere successo all’estero, ma è doveroso provarci!”.

La sua attenzione professionale è rivolta al mondo dei giovani ormai tutti votati alla comunicazione: la comunicazione è business?
In tutti questi anni siamo riusciti a mantenere un rapporto positivo col nostro popolo di riferimento. Negli anni passati era molto più faticoso comunicare con loro. Oggi con l’avvento di internet e dei social il nostro pubblico in molti casi è il nostro ufficio marketing di massa. Comunicare, nel terzo millennio, è diventato un grande business. Noi puntiamo soprattutto a costruire un rapporto continuativo coi ragazzi, per capirli e cercare di fare sempre il meglio, innovandoci continuamente e seguendo anche i loro suggerimenti o le loro critiche. A noi piace così”.

Cultura, Emergency, mondo dello spettacolo (con Zelig e i suoi comici), attenzione all’ecosostenibilità senza dimenticare la Fondazione Smemoranda, tutto ciò giova più all’immagine o agli ideali?
Oggi possiamo tranquillamente affermare che attorno a Smemoranda c’è tutto un mondo che si muove condividendo – nelle differenti professionalità – ideali, valori e una continua curiosità: questo ha portato e porta a risultati importanti nel mondo della cultura, dello spettacolo e dell’associazionismo. Noi cerchiamo di dare il nostro contributo a questo grande movimento senza mai dimenticare le nostre umili origini. Tutto ciò giova sicuramente all’immagine, ma è soprattutto capace di trasmettere a milioni di giovani (e non) ideali di progresso, voglia di cambiare in meglio e di essere protagonisti della propria vita”.

Le fiere, e in particolare quella di Rimini, riassumono quello di cui abbiamo parlato: esaltazione del made in Italy, attenzione al territorio, mondo del business, del sociale, comunicazione. Quale futuro per le rassegne espositive in un mondo sempre più interconnesso?
Sicuramente devono essere in grado di evolversi nel senso in cui oggi va il Mondo. Mi capita spesso di visitare mostre di settore e l’interconnettività diventa sempre più determinante”.

Con Rimini e la sua provincia che rapporto ha?
Smemoranda e la Romagna hanno un rapporto strettissimo da tanti anni! Gli aneddoti non mancano di certo. Il mio condirettore Gino Vignali (il Gino di Gino&Michele n.d.a.) è cittadino di Rimini e spesso ci ospita per trascorrere simpatiche vacanze. Ma il rapporto con la Romagna non finisce qui: da qualche anno sono fidanzato con una romagnola, una nostra redattrice è riminese e tantissimi collaboratori della Smemo vantano origini romagnole. Anche Federico Fellini ci ha fatto l’onore di scrivere sulla Smemo. Della Romagna amo la gente, la sua spontanea cordialità e disponibilità. Mi piace la simpatica follia che non li fa fermare davanti a nulla. Mi piacciono la piadina, lo squacquerone e le tagliatelle. Chissà, magari un giorno Gino ci convincerà a trasferire Smemoranda e GUT edizioni sul lungomare di Rimini!”.

Chi è Nico Colonna

Nico Colonna è un editore italiano, direttore di Smemoranda, l’agenda libro nata nel 1979, e presidente della casa editrice GUT edizioni. Collabora alla realizzazione di importanti rassegne di spettacolo, in particolare è stato il direttore artistico dell’Idroscalo, per la Provincia di Milano, dall’estate 2005. È stato imagine maker di F.C. Internazionale fino al 2001, realizzando tra l’altro il nuovo logo dell’Inter. È tra i soci fondatori dello Zelig, il tempio del cabaret milanese.  Attivo nella solidarietà sociale, in particolare sostiene l’attività di Emergency. Nel dicembre 2009 il Comune di Milano gli ha conferito l’Ambrogino d’oro, medaglia d’oro di benemerenza civica.

DEAR DIARY

Behind the scenes of Smemoranda with its Director Nico Colonna. The long-lived publishing brand, whose pages have also hosted the great Federico Fellini, is at the centre of a network experimenting with new forms of communication, culture, sustainability and solidarity 

by Elisabetta Paseggini

I meet Nico Colonna, the father of Smemoranda (with Gino&Michele), during the presentation of Smemo 2017 in a Milanese venue, at the end of which he opens his heart to me.

You have always given great importance to the relationship between a company and its territory, the value of Made-in-Italy production; can this quality mix play a winning role in increasing our companies’ business abroad?
Made-in-Italy production has a great value. It does not simply have to do with the manufactured object, but with culture, history and shared values. I don’t know if this is enough to be successful abroad, but it is our duty to give it a try!”.

Your professional attention is focused on the world of young people, who nowadays are entirely dedicated to communication. Is communication a business?
Over the years we have managed to maintain a positive relationship with our reference customers. In the past it was considerably more difficult to communicate with them. Today, thanks to the Internet and the social media, our public is in many respects our mass-marketing department. In the third millennium, communicating has become a great business. What we want to do is establish a continuing relationship with young people, to understand them and try to always improve, constantly innovating and also following their suggestions and criticism. This is the way to go for us”.

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